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venerdì 23 maggio 2008

The naming of cats...

The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn't just one of your holiday games;
You may think at first I'm as mad as a hatter,
When I tell you, a cat must have theree different names.
First of all, there's the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, or George or Bill Bailey
All of them sensible everyday names.
There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter,
But all of them sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that's particular,
A name that's peculiar, and more dignified,
Else how can he keep up his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum
Names that never belong to more than one cat.
But above and beyond there's still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.

(T.S. Eliot "Old Possum's Book of Practical Cats")

lunedì 5 maggio 2008

5 Maggio


Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,


muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.


Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:



vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.



Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.


Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.


La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;


tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.


Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.


Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;


tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri

narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!


Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!


E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;


e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.


Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.


Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

lunedì 7 gennaio 2008

C'erano una volta...


<<...i Tre Moschettieri, ovvero una perfetta e gioiosa macchina da guerra che tra le imprese più prestigiose annoverava la conquista dell'Isola d'Elba (elbaman) in una splendida domenica di fine Estate.

In rigoroso ordine di apparizione:

Piero, il giovane: ovvero il futuro, la vita di fronte a sè ma anche il presente (cazzo che due frazioni! Solo se in squadra con i suoi compagni riesce a tenere a bada il male oscuro che lo accompagna quando gareggia da solo: la madre di tutte le pitone!) e finanche il passato -chi può annoverare contemporaneamente nel proprio palmares la partecipazione al triathlon di Palermo nonchè l'organizzazione della "ChupitoRuneventodelsecolo"?

Pol, il vec..... ehm l'esperto: il passato ovviamente, ma anche un presente a cui aggrapparsi con le unghie ed i denti in culo ad acciacchi vari. Per quanto riguarda il futuro, beh meglio non farsi troppe illusioni ma finchè esisteranno amici così che lo sopportano, una piccola speranza per qualche nuova impresa sarà sempre viva!.

Govons, il maturo: sul presente una parola è poco e due sono troppe, sul passato una è di troppo, ma due sono poche. Il futuro per lui inizierà il 14 luglio 2008.

Tutto sembrava perfetto, in apparenza non si poteva chiedere di più ma..... cazzo, dove è D'Artagnan?

E allora citazione colta, guarda caso tratta dal film "Amici miei" atto primo.

Definizione di genio:

"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione"

E come definire la performance di Bellabigo tra il primo ed il secondo giro?
Fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione appunto! ...>>


Nota:
queste parole sono frutto dell'abile penna dell'amico POL