domenica 20 marzo 2011
Ogni cosa a tempo debito
domenica 21 novembre 2010
Semplicemente Rosso

lunedì 12 gennaio 2009
Il tempo passa ma la Fenice rinasce sempre
Arrivo in quel di Pescara, mi accoglie il padrone di casa Filoteno circondato da gatti e cani (Heidi un cucciolo di maremmano s.p.e.t.t.a.c.o.l.a.r.e.) assieme a lui il sempreverde Phil, adesso leggermente semprebianco per via della chioma alla George Clooney (altra cosa che accomuna i due è la passione per il Martini piuttosto che il Nespresso, ma questo è un altro discorso).
“Simo, ma quanti anni ha adesso tua figila?”;
“Quale delle due?”
“Come due?”
“Si adesso ho 2 femmine e un maschio!”
“….”
Arriva il diabolico Zanga direttamente da Montebelluna, eh si per l’occasione voleva cambiare batteria, ma il colore non gli garbava e allora l’ha lasciata nel trevigiano.
Lupo convive, Serz è spostato (????????), vive a Ravenna e a breve sarà papà (in bocca al lupo).
Insomma tra un brindisi e un altro siamo ancora capaci di piazzare un Mustang Sally come si deve, I feel good e September girano ancora (siamo salvi), e Down to the Nightclub? No quella no, però non è da tutti...
Qualche spippolata acid-jazz dove sfoggio un po' di scale "besughe"... grazie grazie!
Vedrete adesso su Blue Miles cosa vi piazzo...
Altro segno del tempo che passa: quella che un tempo era la pausa paglia ora è diventata la pausa prostata… troppo ridere!
Comunque è ufficiale, la Fenice sta risorgendo dalle sue ceneri e sembra che la volontà ci sia tutta, ma ancora non svelo niente per scaramanzia.
mercoledì 10 dicembre 2008
Nicola Piovani a Fiorenzuola d'Arda

- Nicola Piovani, pianoforte;
- Marina Cesari, sax e clarino;
- Pasquale Filastò, violoncello e chitarra;
- Gianluca Pallocca, contrabbasso;
- Cristian Marini, batteria / percussioni / fisarmonica.
lunedì 29 settembre 2008
Ecologia e improvvisazione?
Prendendo spunto da un tema attuale come quello dell’ecologia, Pietro ha voluto trasferire i concetti di spreco, riciclaggio e ottimizzazione delle risorse a quello che è il mondo della musica e nel caso particolare del jazz. Questa introduzione e questa impronta che l’artista ha voluto dare alla seduta devo dire che ha quantomeno spiazzato tutti(pochi per la verità) i partecipanti.
Il primo input fornito è stato il ribaltamento del concetto di rapporto fra musica e silenzio. Se infatti si può pensare alla musica come un “riempimento” (passatemi il termine) del silenzio e del vuoto, in mondo dove tutto è a protata di mano, tutto è sempre tanto, troppo, troppe note, virtuosismi, ritmi e via discorrendo il silenzio può essere veramente inteso come riempimento della musica. L’esempio su un brano di Ahmad Jamal dove il tema viene sovente interrotto proprio laddove l’ascoltatore si aspetta il chiudersi o l'apice di una frase. In questo modo si viene inevitabilmente portati ad un'attenzione e ad un coinvolgimento maggiore nello svolgersi del brano.
Suonare poco, oppure suonare con poco…
“provate a suonarmi qualcosa con quattro note…”
Si avrà così maggiore coerenza in quello che si fa, un maggiore sviluppo ritmico, una ricerca compositiva più accurata e soprattutto ci si libera degli automatismi delle dita.
Finita questa prima parte, cercando di rimanere in tema “ecologico” su come poter far stare anche il due nel tre o il tre nel due (sono sicuro che anche se è contorto qualcuno capirà) siamo stati messi di fronte a qualche piccolo esempio di poliritmia… e qui sono stati dolori.
“notate bene assimilare quasi a livello fisico, non memorizzare”.
Stati mentali, alfa, beta, gamma etc. e come arriva a funzionare il cervello in questi frangenti.
Purtroppo diverse domande sono rimaste appese al loro punto interrogativo e senza risposta. Questo ha suscitato fra i più curiosi un po’ di malcontento.
Alla fine siamo stati congedati con un:
“suonate qualcosa di bello: sempre. Anche solo una scala cromatica, ma che sia bella!”
Ringrazio Federico Arcudi per aver organizzato questo evento: “Grazie Man!”.
In questa occasione ho conosciuto anche Frank “big sound” Ranieri e Fabio, ciaoooooooo!
mercoledì 17 settembre 2008
mercoledì 9 luglio 2008
Pino Daniele 30 anni di PartenoBlues

venerdì 4 aprile 2008
Tre chitarre nella storia

Correva l’anno 1991 quando comprai questo album.
All’epoca possedevo un normalissimo impianto stereo della Sony, niente Hi-End, molto semplice e senza tante “pugnette” da audiofilo che mi sono venute col tempo, altri tempi.
Arrivato a casa, non credevo alle mie orecchie, tutte quelle note “mitraglite” (il termine è quanto mai azzeccato)con una chitarra, ma era possibile?
Andiamo con ordine e vediamo come si sono evolute le cose.
Tra il 1979 e il 1980 Paco de Lucia, John Mc.Laughlin e Larry Coryell si trovava in tournee in Europa alle prese con l’embrione del progetto “Guitar Trio”.
Risultato di questo primo esperimento fu il disco “Castro Marin” a catalogo nella discografia di Paco de Lucia.
Paco de Lucia: il più celebre e talentuoso chitarrista flamenco della seconda metà del ‘900. Tutt’ora re indiscusso del genere e solista ineguagliabile.
John McLaughlin: già collaboratore di Miles Davis nel periodo di Bitches Brew , autore in proprio e leader della Mahavisnu Orchestra, in perfetto equilibrio fra jazz/fusion, hard rock e tradizione indiana.
Larry Coryell: texano, iniziò a formare propri gruppi nel 1969, nell'allora dominante stile di blues rock psichedelico influenzato da Jimi Hendrix, per poi avvicinarsi in Spaces a John McLaughlin, Billy Cobham, Chick Corea e al futuro bassista dei Weather Report Miroslav Vitous.
In seguito a una serie di accordi saltati e malintesi fra la Columbia Records e Larry Coryell, alle prese con un periodo non fortunato dovuto al consumo eccessivo di droghe e alcool, il progetto non decollò definitivamente, e così alla fine del ’80 la sedia sul palco del Warfield Theatre venne occupata dal celebre virtuoso italo-americano nonché giovane allievo dello stesso Coryell: Al di Meola.
Al Di Meola, da sempre abituato a mescolare generi e stili (dai Beatles al Tango Argentino, alla World Music). Allievo dell’allora precursore della fusion music Larry Coryell, Di Meola nel 1974 venne arruolato da Chick Corea per formare insieme a Stanley Clarke e Lenny White i "Return Of Forever" un'esprerienza breve per quanto di seminale importanza.
Tornando al 1980:
Friday night in San Francisco è stato registrato al Warfield Theatre venerdì 5 di dicembre del 1980 ed è il risultato di questo fortunato incontro.
Il disco è strabiliante(bisogna sempre tener ben presente il periodo storico) e l'intesa tra i tre risulta assolutamente perfetta.
Di Meola, McLaughlin e De Lucia tecnicamente hanno tutto: velocità, destrezza, ritmo e molta leziosità.
“Friday night in San Francisco” più che un album di musica è un esercizio stilistico, questi tre signori mostrano al pubblico cosa si può fare con tre chitarre.
40 minuti di virtuosismo puro, è chiaro che la musicalità ne ha parecchio risentito, ma erano altri tempi, e inoltre c’è da dire che questo disco ha portato all’orecchio del grande pubblico un genere che altrimenti non sarebbe mai uscito dalla sua ristretta nicchia di affezionati, e in questo probabilmente resta la sua grandezza.
I brani:
1 .Mediterranean Sundance/Rio Ancho
2. Short Tales of the Black Forest
3. Frevo Rasgado
4. Fantasia Suite
5. Guardian Angel (studio)
Personalmente Frevo Rasgado è rimane secondo me la più coinvolgente e quella che preferisco, unita ovviamente alla notissima Mediterranean Sundance che ha un sapore veramente originale, ci vogliono dieci note dell’arpeggio iniziale per identificarla all’istante.
Negli anni a seguire i tre chitarristi seguiranno strade artistiche differenti.
Nel 1996, esattamente quindici anni dopo, probabilmente per le troppe insistenze delle major discografiche, o dei fans o delle riviste specializzate, che con interviste (tutte uguali) continuavano a chiedere ai tre se mai ci sarebbe stato una reunion, o più semplicemente perché era ora di farlo la reunion c’è stata.
La risposta dei tre mattatori della sei corde è arrivata forte e chiara, e per di più con la ciliegina sulla torta.
Se FDNSF si prestava benissimo a critiche negative per il troppo frullare di note veloci, questa volta di vera musica si tratta.
L'album riporta semplicemente i nomi dei tre artisti sulla copertina mantenendo gli stessi colori del precedentemente album, e una grafica, che seppur modificata, dichiara esplicitamente la sua origine.
Tecnica e musicalità si sposano magnificamente e danno spazio ad una creatività e a un gusto d'eccezione.
1. La Estiba
2. Beyond The Mirage
3. Midsummer Night
4. Manha De Carnaval
5. Letter From India
6. Espiritu
7. Le Monastère Dans Les Montagnes
8. Azzura
9. Cardeosa
La presa sonora è delle migliori, i suoni delle chitarre sono ben presenti e centrati.
Si passa da brani con fortissime influenze della tradizione spagnola, La Estiba, a atmosfere morbide, quasi Gerswiniane in Manha da Carnaval.
La cosa che credo valga la pena di notare è la continuità che volontariamente o involontariamente è stata data a questo progetto.
Se il primo disco non si può NON avere mai sentito, neanche per sbaglio o solo per dire: "senti cosa fanno quelli li..." anche se alla lunga poi può risultare stancante, il secondo è sicuramente più adatto a un pubblico più vasto e sicuramente più ascoltabile a prescindere dall’interesse verso la padronanza tecnica o la speccolarità dell’esecuzione.
Ciao alla prossima,
g.
martedì 4 dicembre 2007
Artemis Quartett

Teatro Comunale di Ferrara ARTEMIS QUARTETT
Natalia Prischepenko violino
Gregor Sigl violino
Friedemann Weigle viola
Eckard Runge violoncello
Programma:
Igor Stravinskij, Tre pezzi per quartetto d'archi
Concertino per quartetto d'archi
Wolfgang Amadeus Mozart, Quartetto in si bemolle maggiore K. 589
Piotr Cajkovskij, Quartetto in fa maggiore n. 2 op. 22
Concerto in crescendo con la seconda parte decisamente migliore della prima.
mercoledì 14 novembre 2007
Jazzmanouche

Sembra che la pentola sia stata messa sul fuoco. Ancora nulla di concreto, pochi ingredienti e l’acqua ancora al di sotto dei 60 gradi, chissà se riuscirò ad alimentare la fiamma come si deve per arrivare ai 100 e poter dire finalmente dopo circa 3 anni: “qualcosa di nuovo bolle in pentola”.
Complice il mitico “philguitar“ che mi ha passato una “sporta” di cd tra cui Bireli Lagrene, Angelo Debarre, Opa Tsupa, Rosenberg etc.
Vediamo cosa salta fuori…
Ah se qualcuno qui suona il contra si faccia avanti!